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sabato 17 maggio 2014

Dmitry Kochanovich (1972-...)

Gli abitanti della Città di Kitezh restano convinti assertori dell'importanza del ruolo sociale e collettivo dell'arte, e ritengono che le manifestazioni di sedicente 'arte contemporanea' - che ingrassano le trippe già rigonfie di un club molto esclusivo di critici e collezionisti - non ricoprano in nessun modo tale fondamentale funzione. Da circa un centinaio di anni, oseremmo dire. 
E no, impiantare in mezzo alla strada il grande museo-container dell'archistar di grido, o il monumento costruttivista-astratto - magari anche con la pretesa dichiarata di educare i poveri plebei costringendoli a tollerare linguaggi formali ormai addomesticati dall'industria culturale e svuotati di ogni carica rigenerante - non significa affatto "fare del sociale". Significa essere stronzi.

Ciò premesso, fa molto piacere veder circolare sul web l'opera di Dmitry Kochanovich, originario della costa del Mar Nero e attivo professionalmente da più di vent'anni. Pittore estremamente tecnico, artigianale, dotato di mezzi virtuosistici specialmente apprezzabili nelle sue prove più recenti, presenta un universo figurativo per certi versi ambiguo, la cui qualità appare spesso di difficile definizione. 

giovedì 10 ottobre 2013

Eloy Morales (1973-...)

Presa nel suo complesso, la pittura iperrealista rivela spesso quel difetto di inconsistenza tematica che, fin dai tempi dell'Impressionismo francese, è comune a tutte quelle tendenze artistiche originatesi sostanzialmente da uno 'scarto' tecnico: esso appare innovativo e persino rivoluzionario al momento della sua nascita, ma alla lunga tende a ripiegarsi in un esercizio di virtuosismo fine a se stesso.
Eloy Morales, madrileno classe 1973, sfugge abilmente a questo pericolo. Ciò grazie a un repertorio di soggetti accuratamente selezionato, che incoraggia lo spettatore a oltrepassare il senso di meraviglia per la sua stupefacente tecnica pittorica, e a interrogarsi sul contenuto delle opere. Contenuto che non presenta, di per sé, nulla di particolarmente originale: si tratta in gran parte di ritratti para-fotografici di persone piuttosto comuni (sovente l'artista stesso), immortalati in primissimo piano. Le espressioni facciali sono altrettanto comuni: né sorrisi, né 'pose' artificiali, ma volti fermi o appena increspati, come quelli che si intravedono quotidianamente per la strada. In qualche occasione, soprattutto nel caso degli autoritratti, la faccia viene riprodotta come fosse ricoperta di colore, in una sorta di innocente gioco di scatole cinesi: se l'opera pittorica finge di essere una fotografia, la pittura si trasferisce fisicamente addosso al modello rappresentato.
Nonostante l'apparente semplicità, la soluzione funziona in modo egregio. Perché le qualità dei ritratti di Morales sono quelle tipiche dei migliori esponenti del genere, non importa di quale periodo storico, e non importa se in campo pittorico o fotografico: essi costringono l'osservatore a restituire lo sguardo insistente dei personaggi, a interrogarsi sui loro contenuti psicologici, a riconsiderare affinità e divergenze con il proprio vissuto. Il che è molto più di quanto parecchia 'arte contemporanea' sia in grado di fare.